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Circolo "Vittorio Arrigoni"

La nascita della Resistenza

Il CLN


( Comunicato alla nascita del CLN )


Dopo l’8 settembre 1943 un’intera generazione si trovò di fronte ad un bivio.

Bisognava scegliere con chi schierarsi, non si poteva e non si doveva rimanere passivi. Molti furono i giovani che si trovarono a dover gestire una nuova. Fino ad allora avevano solo ubbidito, avevano vissuto quei primi 3 anni di guerra senza esserne coinvolti. Ma ora, con i tedeschi che avevano invaso il nostro paese , i fascisti che tornavano alla ribalta dopo il 25 luglio e il Re che aveva abbandonato Roma, l’azione era diventata una necessità.

Nel novembre del 1943 cominciarono ad apparire sui muri i bandi di presentazione alle armi delle classi 24’ e 25’, ciò; dei giovani tra i 18 e i 19 anni per il nuovo esercito fascista. Cosa bisognava fare? Ubbidire come sempre al richiamo fascista alla guerra, anche se controvoglia, ma sicuramente senza temere della propria vita e dei propri familiari in caso di renitenza, oppure scegliere la via più; difficile ma che per la prima volta sarebbe stata frutto di una scelta libera e realmente sentita? Naturalmente il timore delle rappresaglie era forte, anche perchè venti anni di dittatura avevano
cancellato o comunque impedito la formazione di una coscienza politica in quei momenti necessaria.
Proprio per questo all’inizio la Resistenza fu un fatto minoritario. Non più; di 4000 persone erano seminate nelle bande per le valli alpine e appenniniche, di cui 1650 in Piemonte, 300 in Lombardia, 700 nel Veneto, 200 in Liguria, pochissimi in Emilia, 250 in Toscana, un centinaio nel Lazio e 150 negli Abruzzi.
Nel febbraio del 1944 la situazione si fece più difficile. Per evitare le diserzioni venne emanato un bando a firma del Duce, di Graziani e del ministro della Giustizia Pisenti, che comminava la pena di morte ai renitenti e ai disertori e nello stesso tempo chiamava alle armi le classi del 22’ e del 23’.
Frequenti erano diventate le rappresaglie contro i familiari di chi non si era presentato o aveva abbandonato il reparto. Bisogna dire infatti che molti di coloro che rispondevano alla chiamata alle armi, presa coscienza della precarietà di vitto e alloggio nelle caserme, scappava portandosi dietro delle armi. Il rischio che si correva era elevatissimo, chi veniva scoperto veniva trascinato in piazza, perché tutti vedessero, e fucilato alla schiena. Visto che i bandi di arruolamento non venivano rispettati, i fascisti facevano irruzione nei cinema, sbarravano le uscite e prelevavano chiunque potesse combattere.

Anche a causa di questi improvvisi arruolamenti in molti scelsero la via della montagna, non per scappare ma per organizzare al meglio la lotta armata. Finalmente
avevano visto dove li aveva portati il fascismo e quella guerra voluta da Mussolini. Avevano scoperto nuove ideologie e ascoltato il richiamo dei partiti antifascisti. A volte capitava che i renitenti alla leva fossero tutti giovani dello stesso paese che potevano così; contare sulla solidarietà dell’intera comunità. Soprattutto i carabinieri cominciarono ad avere scarsissima voglia d’impegnarsi nella ricerca dei disertori. Le forze armate nazi-fasciste presa coscienza degli aiuti che la gente dava ai disertori, emanarono il 25 aprile 1944 un decreto dove venne stabilito che tutti i militari entrati nelle bande e tutti coloro che le avevano appoggiate erano puniti con la pena di morte e la stessa sorte toccava a chiunque avesse dato rifugio, fornito vitto o prestato assistenza ai disertori unitisi ai partigiani.
L’Italia di fatto era ormai una nazione spaccata in tre parti: Regno del Sud, Italia centrale, Italia del Nord e di queste solo l’Italia meridionale non conobbe il fenomeno della Resistenza. Si trattava infatti della prima zona completamente liberata dagli alleati, inoltre il Re aveva instaurato a Brindisi un governo provvisorio subito dopo la fuga da Roma. Nell’Italia centrale invece la situazione era più complicata. A Roma dopo l’8 settembre si costituì il Comitato centrale di Liberazione Nazionale ( CLN ), formato dai rappresentanti dei vari partiti e delle formazioni militari per fronteggiare l’invasione tedesca. Nell’Italia del nord si sviluppò in pieno la resistenza armata.


Nel periodo compreso tra il 9 settembre 1943 e la fine di aprile del 1945 è stato calcolato che nella lotta per la liberazione caddero: 72.500 italiani ( compresi i civili ), mentre i mutilati e invalidi furono 39.167.