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Circolo "Vittorio Arrigoni"

Risposta al direttore del Caffè dell’ANPI sull’articolo “Rom: la città rischia di esplodere”

Egregio Direttore de “Il Caffè” di Aprilia.

Vorrei proporre qualche riflessione ai suoi lettori nel merito dell’articolo di Renato Mastrella intitolato “Rom: la città rischia di esplodere”. Lo dico subito: la mia personale “indignazione” nel leggere l’articolo nasce probabilmente dal fatto di aver occupato il mio tempo, anche professionale, sui temi dell’umanesimo, del rispetto delle culture, del dialogo difficile ma, credo, necessario tra diversi. Sono abituato insomma a domandarmi sempre le ragioni del comportamento degli uomini, questi strani esseri della natura che hanno “concepito” Hitler e San Francesco. Non è terribile e insieme affascinante questo? Credo che la cultura della semplificazione, oggi così di moda, che evita accuratamente i problemi e divide gli uomini in buoni e cattivi, civili e incivili, sia un cattivo servizio all’umanità, che ha prodotto le peggiori tragedie umane, le guerre, gli odi tra i popoli e le religioni. L’ossessione della semplificazione, a ben pensarci, produce una visione miope e approssimativa della realtà e rischia di condurci in un vicolo cieco. E’ una storia millenaria da cui evidentemente non ci siamo mai liberati: I barbari, gli ebrei, i neri, gli immigrati, gli arabi, gli omosessuali, gli zingari, di volta in volta hanno rappresentato “il nemico” che disturba o compromette la nostra pacifica convivenza, i nostri legittimati interessi economici. Tutto diventa improvvisamente semplice, comprensibile, con il vantaggio di non rompersi la testa in disquisizioni complicate ed in analisi sociali “improduttive”e, soprattutto, di legittimare e assolvere il Potere dalle sue responsabilità. Ma quel che più importa, questa pratica consolidata di analisi sociale permette oggi un esercizio di moderna ed efficace “Democrazia” (troppo simile a quanto abbiamo già drammaticamente sperimentato nel secolo scorso) a cui partecipano purtroppo anche molti maestri della informazione, giornalisti di ogni razza e colore come il nostro Renato Mastrella, che pensa di far bene il suo mestiere: semplificare e sintetizzare ciò che dice “la gente”. Sul tema dei Rom il giochetto funziona alla grande, capaci come sono, gli zingari, di irritare le “persone per bene” con i loro comportamenti irriverenti lontani mille miglia dalle nostre dense, formali e articolate relazioni sociali.
Il racconto di una brigata di 135 Rom che imperversa in Città, rubando, sporcando, importunando i 70.000 abitanti nei riti degli acquisti davanti ai supermercati, che si reca a Roma senza acquistare i biglietti, ma “non per lavorare”, annota cinicamente il giornalista, e ritorna sul suo territorio di conquista impunita e pronta a compiere chissà quante altre nefandezze, sarebbe francamente ridicolo se non fosse una narrazione che nasconde una sostanziale ignoranza del tema Rom con coloriture razziste di cui lo stesso giornalista si accorge quando, bontà sua, in un attimo di resipiscenza, scrive di “non voler fare un discorso di ghettizzazione o discriminazione”. Il giornalista quindi non giudica, non tenta neanche un approccio problematico al tema dei Rom, non chiede uno sforzo di comprensione, non indica alcuna strada di risoluzione, men che mai si interroga e invita i lettori a riflettere sui diritti negati nonostante la Dichiarazione universale dei diritti umani, la normativa comunitaria sul rispetto delle minoranze e gli artt.2 e 3 della Costituzione repubblicana sulla dignità e la libertà della persona. Particolari poco interessanti. Ecco la semplificazione. La Città di Aprilia, pericolosamente inquinata da famiglie mafiose e camorriste, “rischia di esplodere” non a causa della mancanza di futuro dei giovani senza lavoro e di una disoccupazione generale crescente, non a causa di servizi sociali pressoché inesistenti, non a causa dell’arretratezza della città in tema di raccolta differenziata dei rifiuti, non a causa di una urbanizzazione selvaggia e cementificazione che sottrae spazi verdi di vivibilità, non a causa di un’assenza di un piano decente di trasporto pubblico locale e regionale, non a causa di una mancanza di sorveglianza cittadina, non a causa di una storica mancanza di un piano di sviluppo strutturale compatibile con il forte e prevedibile aumento demografico, e si potrebbe continuare con la lista dei cahiers de doléances; no..non sono questi, secondo il giornalista, i problemi dei cittadini oppressi da una tassazione tanto elevata quanto priva di ritorni in termini di servizi sociali, ma la presenza di un piccolo esercito di 135 fantomatici delinquenti Rom, presenze diaboliche senza volto e senza identità, inafferrabili. Appestati che mettono in ginocchio una Città nota per essere un esempio di sanità civile e di gestione inappuntabile. Suvvia! Un po’ di buon senso. Non creiamo allarmi strumentali di cui potremo pentirci amaramente! Cominciò così, lo sa il giornalista? Nella Germania nazista l’asocialità degli zingari fu dapprima considerata una prova di inferiorità razziale, il loro nomadismo una evidente presenza di una tara ereditaria che li rendeva irrecuperabili, fu poi tutto “dimostrato” presso il “Centro d’igiene razziale” dell’ufficio di Sanità del Reich e infine...lo sterminio, unica via percorribile per dare soluzione alla “questione zingara”.
I cittadini sanno finalmente,lo dice il Caffè, chi è il nemico. “La gente per bene” di Aprilia ha comunque il suo condottiero che virilmente rassicura: “Il problema arriva da Roma, lo risolvessero da Roma. Mai un campo Rom ad Aprilia”. Fine del discorso!

Aprilia li 7.07.2014

Prof. Filippo Fasano
Presidente ANPI Aprilia